<3
quella sera vedevamo tutta la città dall’alto, e sono mesi che non ti vedo più sorridere in quella maniera.
serenità e pace su quel tetto.
e la città brillava ma i rumori non si sentivano. sentivo solo le tue risate e le tue parole. tu che mi raccontavi, tu che mi spiegavi e io che pensavo di avere la possibilità di conoscerti. e ora non riesco nemmeno più a scrivere e ad usare metafore che possano rendere il ricordo ancora vivido nella mia testa; somiglia molto ad un livido giallognolo che sta scomparendo, lasciando posto solo alla difficoltà dell’ultimo periodo, senza ricordarci più che infondo stavamo bene e in quel momento, le nostre parole erano tutto ciò che ci serviva.
lui mi diceva che là c’è la ketamina adesso, e io gli dicevo che qui è tutto diverso.
lui mi diceva che là non cambia niente, e io invece che qui tutto cambia. in realtà non è cambiato niente da quella targa di cartone con un punto di domanda e quella piccola pedana galleggiante che per noi era tutto. e poi mi giro ed è sempre lì dov’è sempre stato, tra campi di grano e granturco a dirmi il come e il perché del niente che ha nella testa, che a volte è fin troppo. e penso che solo ora è notte, e prima c’erano i girasoli ed era giorno. c’era caldo e silenzio. il silenzio è rimasto, però ora c’è solo buio e possiamo guardare le stelle di notte senza che nessuno chiami, che nessuno urli, che nessuno vieti. che non è più così tardi, e anche se lo è a nessuno interessa ormai. e san lorenzo era quello che avrei voluto con te e non l’ho mai avuto. e ora dieci, cento notti stellate per ore a dirmi del marocco, a dirmi dell’ikea, e del gatto che si chiama gatto ma che non è di razza anche se lo sembra. e guardo le stelle mentre tu ci sei e non pensi più a me com’ero e forse non capiresti nemmeno come sono se non avessi visto quanto erano rosse le mie guance quel giorno, quando caldo che poteva giustificarlo, non c’era.
e questa notte non riesco a dormire e penso che chissà cosa stai facendo, se dormi o se stai qui come me a pensare, mentre guardo inutilmente i miei libri e penso che forse è il caso di prepararlo quell’esame. e se penso all’esame penso anche a quanto sei stato cretino a mollare l’università. però mi dici che non è come pensavi e ti aveva deluso. e mentre me lo dici e mi guardi sento che ti riferisci un po’ anche a me. perché me ne sono andata dicendo che volevo crescere, e ti ho lasciato i pezzi del tuo cuore tra le mani, e mi ripetevi che non ti saresti più innamorato, e io scuotevo la testa. e poi lei che ti ha preso e trattenuto per anni, ma lei non c’è più e io sono qui; qui che vorrei mandarti un messaggio e chiederti come stai e come va con il conservatorio. e magari ascoltare quelle canzoni in cui ci sei tu che suoni sotto quel testo che era per me. dicevo che volevo crescere e ora penso che forse quando era ancora il momento dello squillo e poi la risposta e poi un chi sei? e un messaggio che iniziava dicendo che forse non mi conoscevi, però forse mi avevi vista, era il momento giusto e invece tu prima di allora non mi avevi mai vista e io invece mi ero innamorata senza aver mai sentito la tua voce. e poi con la scrivania nella casa vecchia, e il tuo profumo, e la treccia. il tuo compleanno e le pizze. e tua madre che a volte mi incontra per strada e mi chiede come stai? e io le sorrido e le rispondo che va tutto bene e le chiedo piuttosto come sta suo figlio? e lei mi dice sempre che stai bene, scuote un po’ la testa e sorride, come fa una mamma. e io sospiro e penso che ci bastava così poco per essere felici. sei confuso nella mia mente e io confondo continuamente la confusione con la malinconia e la nostalgia. e tu sei cresciuto, hai fatto le tue scelte. e prima era bicicletta e moto e pomeriggi. e ora è automobili e notti insonni a guardarti e a pensare che vorrei di nuovo baciarti perché mi manca la sensazione di essere tra le tue braccia mentre mi dici che va tutto bene e che sono tua. perché quando non si hanno nemmeno trent’anni in due, il sentirsi dire di essere di qualcuno scalda il cuore. e poi guardo quella strada dove siamo finiti a rifugiarci, abbandonata. io avevo paura e tu mi dicevi come anni fa, stai tranquilla, non devi preoccuparti. e sei l’unica persona dal quale lo accetto, perché se lo dici tu, penso che allora vuol dire che è vero. e quel film che mi faceva paura e i muratori. e quel pianoforte che suonavi continuamente per farmi piacere, e quanto eri troppo per me. quanto eri tutto. però ormai penso che quando ci vediamo è per caso e io mi accendo dieci sigarette al secondo quando sono con te e vorrei solo una carezza che sa di ieri, e tu abbassi sempre lo sguardo sorridendo per caso e ti metti una mano sull’occhio sinistro scuotendo la testa, perché non lo sai neanche tu quello che stai facendo e quanto fa male sentire le ossa tirare per allungarsi e costringono il tuo corpo a cambiare, a crescere e tu non lo vuoi. perché prima i tuoi errori erano gratuiti; ora devi iniziare a pagare e non sai nemmeno come ci sei finito, a dover pagare per qualcosa.
e questa notte è tardi, questa città è più silenziosa mentre lì, io lo so, è silenzio e pace e starai dormendo. da solo, nella tua stanza. o magari no, però mi piace pensarlo. e vorrei svegliarti domani e stare sdraiata con te finchè il sole non cala di nuovo e andare poi in campagna la notte e chiederti di essere come tanti anni fa e di guardarmi come facevi allora, come se guardassi qualcosa di davvero bello e fragile. e mi dicevi tutte le notti dormi bene e io non l’ho dimenticato, e tu nemmeno. perché ogni tanto ti chiedo. ma te lo ricordi? e tu rimani un attimo interdetto e taci e poi annuisci convinto e capisco che te lo ricordi davvero e un po’ il freddo che muove a morire i tulipani scansa il tuo cuore per un attimo e però tutto tace, e anche tu non dici altro. al massimo alzi le spalle, mentre penso che se sono lì in quel momento un motivo c’è. e sono le tre e siamo a chilometri dalla macchina, e ho perso il senso della misura in mezzo a tutti quei campi e non ci sono case, e tu mi dici che sai dove siamo e che forse è meglio se torniamo indietro perché si è fatto tardi e ci siamo allontanati tanto. trovarti all’una per caso davanti al forno che fa la pizza il sabato notte mentre mangi appoggiato al pick-up e sembri sereno, ma penso che infondo non lo sei davvero ma di sicuro a me non lo dirai.
e questa notte che il mio cuore è a pezzi come il tuo di tanti anni fa e ho piegato le labbra come fosse un sorriso e sto talmente male che non riesco a spostarle, tanta la fatica di piegarle; e non saprei nemmeno come fare e nemmeno il perché. e poi tu non le sai queste cose, e penso che questa è una lettera per te che non leggerai mai. ho sempre pensato gli altri avessero ragione, e di aver sbagliato. ma è stato meglio così, e tanto ora non devi pagare tu, lo sto già facendo io.
*
[..] il cinque ottobre duemilaotto alle diciassette e zerosette ho la voglia di dissolvermi tra il grigio del nulla ed incontrare te nel celeste.
{amo i colori, sono la mia [esp]ressione. tu sei colore, amo anche te.}
Ogni notte, fuori dalla mia finestra, vedo passare un aeroplano. Tutte le notti mi chiedo dove vada, chi ci sia sopra, da dove viene. A bologna il cielo è arancione per l’illuminazione notturna e lo smog; nel cielo non si vedono mai le stelle, ma ogni tanto, qualcuna appare, timida.
Questa notte guardo le luci intermittenti di quell’aereo e penso che vorrei esserci sopra e vorrei lasciare il mio corpo scavato dalla tristezza e il mio cuore a pezzi in questo letto che non sento mio. In questa stanza che non mi appartiene, assieme a tutte queste luci e a queste cose che non riconosco. Rileggo e penso che non dormirò più con il suo respiro. E i miei organi si ritraggono tutto dentro di me osserva stupito il mio cuore, passato inosservato fino ad ora, scalpitare, ringhiare e piangere. Per poi rompersi, delicato e giovane. E c’è silenzio dentro di me; il sangue scorre lento, senza salirmi alle guance perché mi ha sorriso. Le mie mani sono fredde e sanno che lui non le vorrà più scaldare. Il mio stomaco si prepara a dimenticare il suo dimenarsi a dieci minuti dal suo arrivo. I miei occhi non vorranno più cercarlo, ma lo faranno, perché del mio cuore a loro interessa poco. Le mie labbra, per convenzione sociale e per cameratismo nei confronti del mio organo triturato, non si piegheranno più all’insù per un po’. Tutto tace e tutti osservano le sue condizioni. La mia testa ha perso ogni collegamento con esso. E per carità, io studio le leggi di dio, chissene?, e invece sono qui come una cretina a guardare il telefono e lo schermo e penso a quanto già mi manca e quanto vuoto mi abbia lasciato e quanto dolore nel vedere le sue cose nella mia stanza, tra le mie.
Hello again, it’s you and me
Kinda always like it used to be
Sippin’ wine, killing time
Trying to solve life’s mysteries
How’s your life, it’s been a while
God it’s good to see you smile
I see you reaching for your keys
Looking for a reason not to leave
If you don’t know if you should stay
If you don’t say what’s on your mind
Baby just breathe
There’s nowhere else tonight we should be
You wanna make a memory?
I dug up this old photograph
Look at all that hair we had.
It’s bittersweet to hear you laugh
Your phone is ringing I don’t wanna ask
If you go now, I’ll understand
If you stay, hey, I’ve got a plan
We’re gonna make a memory
You wanna steal a piece of time
You can sing the melody to me
And I can write a couple of lines
You wanna make a memory?
If you don’t know if you should stay
And you don’t say what’s on your mind
Baby just breathe
There’s nowhere else tonight we should be
We Should be
You wanna make a memory
You wanna steal a piece of time
You can sing the melody to me
And I can write a couple of lines
*
perchè tu sei bellissima, e, qualsiasi cosa accadrà, beh. io sono sempre qui.